Dio tiene di più alla nostra libertà o alla nostra salvezza? Con “L’avventura di Pinocchio“, assieme a Franco Nembrini, scopriamo che non possiamo essere salvati contro la nostra volontà. La Fata davanti al desiderio di Pinocchio di diventare bambino risponde “Te l’ho promesso, e ora dipende da te”. Non è semplice questa decisione per l’esistenza, infatti ben presto il burattino finisce di nuovo per la cattiva strada e diventa un asino, con due grandi orecchie umilianti e risibili. Cosa può capitare a noi?

In virtù di questa libertà, necessaria per essere pienamente umani e per scegliere il bene, rischiamo di perdere di vista noi stessi. Come ci ricorda Nembrini, analizzando l’episodio di Pinocchio e Lucignolo, spesso si pensa di essere pienamente se stessi dicendo no ad ogni tipo di legame, responsabilità, fatica e lavoro che pare ci leghino e ci rendano infelici. Avere gratis il premio massimo, senza desiderare, porta al Male, come vediamo nel capitolo XXX della favola di Collodi.

Lucignolo è l’esempio di coloro che spesso crediamo amici, ma pensando ai loro interessi o sconsideratamente ci propongono la via apparentemente più conveniente. Il burattino sembra desistere, ma spesso una decisa resistenza è solo un’ostinazione già vinta che finisce per rinnegare il bene vissuto davanti alle illusioni.

Pinocchio salta sul carro del Paese dei Balocchi, la fatica la fa per questo, sospinto da tutti gli altri che già sono saliti, si sentono libri, in realtà cominciano a diventare schiavi. È il peso dell’opinione del gruppo e, più in grande, dell’opinione pubblica che ci schiaccia e ci fa temere di essere soli nel desiderare il bene: per questo siamo spinti a non farlo. Saliamo a tutti i costi sul carro, pur costringendo al male gli altri e ci rendiamo sordi agli avvertimenti di chi ci ha preceduto.

Il Paese dei Balocchi è il paese dove tutto è menzogna, chiasso e confusione per non mostrare che invece di una festa si tratta di distruzione. Ed è qui a tema, ricorda Nembrini, la necessità per la felicità di scegliere la compagnia giusta, la Chiesa, senza la quale il peccato diventa vizio ed è sempre più difficile correggerlo. Pinocchio finisce col diventare asino, ammaestrato da un padrone che lo obbliga ad imparare ciò che vuole, ad essere un numero da circo finché serve, per poi divenire soltanto utile ad essere pelle per un tamburo. Il potere ci usa! È questo il nostro destino?

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14 Febbraio 2017

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